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Il professor Antonino Flacco, condurrà presso il Liceo Classico Gabriele D’Annunzio di Pescara, ogni venerdì alle ore 11, a partire dal 30 gennaio fino 27 febbraio 2009, un corso dal titolo Il Sonno romano di Fabrizio Clerici. Un dipinto come epifania dell’inconscio. Le lezioni indirizzate ad un gruppo di studenti dell’ultimo anno di corso si svolgeranno nell’Aula Multimediale e sono aperte anche a uditori esterni. E’ la prima volta  che l’opera artistica del “più grande pittore metafisico dopo de Chirico” (F. Zeri) è oggetto di studio e di approfondimento da parte degli studenti di un liceo classico italiano.

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Italics: Italian Art between Tradition and Revolution 1968–2008 November 14, 2009 - February 14, 2010

Italics: Italian Art Between Tradition and Revolution 1968-2008 is co-organized by the Museum of Contemporary Art, Chicago, and Palazzo Grassi, Venice, Italy - the François Pinault Foundation.

Generous support for the Chicago presentation is provided by the Stefan Edlis and Gael Neeson Foundation, Andrea and Jim Gordon, Nancy Lauter McDougal and Alfred L. McDougal, Terry and Cynthia Perucca, Sara Szold, the Kanbar Charitable Trust, and Marilyn and Larry Fields.

Special thanks to the Istituto Italiano di Cultura Chicago for its support.

Official Airline of the Museum of Contemporary Art.

This exhibition, copresented by the MCA and the Palazzo Grassi, Venice, explores Italian art and creativity from the late 1960s to the present. It offers an unprecedented look at the artistic production of a country where cultural change has often been defined by the persistence of the past, revealing a deep sense of originality and vitality on the part of numerous artists whose work spans all media.

Whether embracing classical roots or breaking away from traditions, Italian artists active during the past forty years are at ease with the realities of social transformation. Reflecting the idiosyncratic paths carved by Italian artists and resisting the artificiality of groupings and movements such as arte povera, the project attempts to counter a tendency within Italian culture to curb individuality and experimentation.

Including work by more than 75 Italian artists, Italics is not just an exhibition about art made in Italy but, more importantly, demonstrates how these artists have forged new identities from deep roots blossoming in many different directions. This exhibition is guest curated by Francesco Bonami.

Museum of Contemporary Art, Chicago

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Fabrizio Clerici e Leonor Fini (© Archivio Clerici - All rights reserved)

 

Leonor Fini. L'Italienne de Paris”
a cura di Maria Masau Dan
Trieste, Museo Revoltella, 4 luglio - 4 ottobre 2009



La Mostra e le sue sezioni

Le motivazioni e i contenuti

Trieste, la città nella quale Leonor Fini (1907-1996) trascorse i primi vent’anni della sua vita e, grazie all’amicizia di alcuni artisti locali, scoprì la vocazione della pittura, attende da molto tempo una grande mostra sulla pittrice, che, nonostante la lunga assenza, ha lasciato qui un ricordo vivissimo di sè.
La sua carriera artistica ha il carattere dell'avventura, vissuta all'insegna della libertà e dell'anticonformismo, ma sostenuta da una profonda cultura che l'ha spinta a cercare l'amicizia degli intellettuali e degli artisti più coraggiosi lungo un percorso denso di fatti, relazioni, viaggi, che inizia negli anni trenta e si snoda fra Trieste, Milano, Roma, Parigi e New York, e si conclude a Parigi, nel 1996, dopo una lunghissima vita trascorsa per la gran parte nella capitale francese.
Il Museo Revoltella fa parte della formazione dell'artista, che sicuramente ha conosciuto in queste sale non solo i maestri locali, ma anche alcuni dei protagonisti dell'arte italiana ed europea degli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, da Previati a von Stuck, da De Nittis a Casorati, da Mancini a Zuloaga, conservandone il ricordo per tutta la vita.

La storia di Leonor Fini si articola in fasi distinte e include attività diverse dalla pittura, per cui il progetto espositivo è stato suddiviso in più sezioni tenendo conto della successione cronologica o individuando aree tematiche.

Prima sezione

LA GIOVINEZZA A TRIESTE: L’AMBIENTE FAMILIARE E INTELLETTUALE, LA FORMAZIONE, LE AMICIZIE

In questa sezione sarà documentato, attraverso documenti e immagini, l’ambiente familiare in cui cresce Leonor Fini, a contatto con la borghesia intellettuale degli anni che precedono e seguono la prima guerra mondiale e vedono il passaggio di Trieste dall’Impero asburgico al Regno d’Italia.

Leonor Fini stringe amicizie profonde con gli artisti Arturo Nathan e Carlo Sbisà, frequenta le case di letterati come Italo Svevo e di Umberto Saba. Soprattutto da Nathan attinge un particolare interesse per la metafisica dechirichiana e la rappresentazione del proprio io attraverso visioni fantastiche. Espone accanto a questi artisti nelle prime mostre organizzate a Trieste dal “Sindacato fascista di belle arti”, dal 1928 al 1930. E con loro sarà presente alla mostra organizzata a Milano dalla Galleria Barbaroux nel 1929.

In mostra questa fase sarà documentata da opere della Fini degli anni 1925-1929, soprattutto ritratti, e opere di Nathan e Sbisà, tra cui il ritratto che questi le dedicò nel 1929. Uno spazio sarà dedicato anche ai rapporti con la pittrice Felicita Frai, amica e rivale. Tra i documenti ci saranno cataloghi di mostre, recensioni e anche alcune lettere di Giorgio Carmelich, geniale artista triestino morto nel ’29 a soli 22 anni.

Seconda sezione

LEONOR FINI A MILANO NEGLI ANNI DI “NOVECENTO”. LA COLLABORAZIONE CON ACHILLE FUNI.

Il contatto con Milano è molto importante per l’affermazione della ventenne pittrice e per la messa a punto dei suoi strumenti linguistici. Con grande determinazione, piuttosto sorprendente in relazione all’età e all’epoca, si trasferisce nel capoluogo lombardo, allora vivace centro di sperimentazione artistica e teatro dell’attività del gruppo dei novecentisti. Stringe amicizia con Achille Funi e inizia a lavorare al suo fianco anche nella realizzazione di importanti pitture murali per la IV Triennale. Assieme a Funi compie alcuni viaggi, a Roma, a Ferrara, a Parigi, dove si stabilisce nei primi anni trenta.

In mostra si intende ricostruire l’ambiente milanese in cui si inserisce la Fini in quell’ultimo scorcio del terzo decennio sia attraverso i suoi lavori (cartoni per affreschi, bozzetti, ecc.) sia con alcune opere dei protagonisti di quella stagione, Funi in primo luogo.

Terza sezione

“LEONOR ET LES ITALIENS DE PARIS”. I CONTATTI COL SURREALISMO.

Questa parte dell’esposizione cercherà di rappresentare la rete di rapporti che la Fini intreccia con gli intellettuali parigini degli anni trenta e in particolare con l’ambiente dei surrealisti. Si cercherà di reperire ogni documento utile per documentare l’influenza esercitata nella sua cultura e nella sua pittura dalla conoscenza di personalità straordinarie come Max Ernst, Paul Eluard, Georges Bataille, Henri Cartier-Bresson, Salvador Dali e André Pieyre de Mandiargues, al quale sarà dedicata una sezione speciale, giacchè il Museo Revoltella possiede il ritratto che nel 1935 gli fece Leonor Fini, opera che sarà il fulcro di questa parte della mostra.

Quarta sezione

A ROMA DURANTE LA GUERRA (1944-1947)

Nella vita di Leonor Fini c’è una parentesi romana, che va dal 1944 al 1947. Un periodo breve ma intenso durante il quale stringe amicizie che dureranno tutta la vita: tra queste vanno citati artisti come Fabrizio Clerici ma anche i protagonisti della vita letteraria (Elsa Morante, Alberto Moravia), della mondanità e del cinema (Anna Magnani, Alida Valli) ai quali dedica raffinati e ammiratissimi ritratti.

Quinta sezione

LEONOR FINI A PARIGI DAGLI ANNI CINQUANTA IN POI

Dopo la fine della guerra Leonor Fini ritorna a Parigi e vi rimarrà per sempre. Ritrova vecchie amicizie e stringe nuovi legami, lavora intensamente su più fronti, pittura, teatro, illustrazione, incontrando un consenso sempre più ampio da parte della critica ma anche da parte dei collezionisti. La sua pittura, ambigua e misteriosa, si nutre di una straordinaria capacità di vedere oltre le apparenze, di sondare nelle paure umane, di dare forma ai sogni.

Circondata da amici fedeli e frotte di ammiratori Leonor Fini si muove con leggerezza anche nella sfera della mondanità e della moda, portando sempre un tocco di originalità e di follia.

Attraverso una cinquantina di opere eseguite tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta, la sezione dedicata agli anni parigini della Fini vuole seguire i passaggi più interessanti del suo intenso e proficuo lavoro di pittrice e fare capire, nel contempo, la rete di relazioni che intreccia nella capitale francese.

In questa sezione saranno inoltre inserite le opere di artisti che le furono vicini: Stanislao Lepri, Enrico Colombotto Rosso, Leonardo Cremonini.

Sesta sezione

LEONOR FINI ILLUSTRATRICE

La sezione dedicata a Leonor Fini illustratrice - prediligendo filoni iconografici e pregevolezza bibliofila - introduce in una sorta di gioco di scatole cinesi: ogni approccio letterario svela un artista, ogni amicizia artistica prorompe in prose e versi. La poesia illumina già gli esordi della vita parigina di Leonor, cui Paul Eluard dedica versi in profonda amicizia (Tableau noir, 1936). Ed è dall’inizio  degli anni Quaranta che il disegno di Leonor Fini si appaia alla scrittura, illustrando libri di poeti e letterati che l’artista frequenta: gli amici parigini André Pierre de Mandiargues, Jacques Audiberti, Jean-Paul Guibbert, Jean Cocteau, Marcel Béalu, Lise Deharme, Yves Bonnefoy, Gilbert Lely – per citarne alcuni – assieme a grandi scrittori del secolo passato che hanno ispirato Leonor disegnatrice e pittrice (Verlaine, Baudelaire, Allan Poe, Balzac). La sezione documenterà inoltre la produzione degli anni ’70 con alcune tra le raccolte forse più spettacolari dell’opera grafica di Leonor Fini, declinata nelle tecniche amate (matita, acquaforte, gouache, acquarello, china) accanto alle litografie di mano di Cécile Reims Deux, graveur amica di Leonor con cui instaura un ventennale sodalizio artistico.

Settima sezione

LEONOR FINI SCENOGRAFA E COSTUMISTA

L’attività della Fini come creatrice di scenografie e di costumi si situa tra gli anni cinquanta e sessanta e si svolge tra Milano – dove lavora con il triestino Giorgio Strehler – e Parigi. Pur rappresentando una parte meno consistente della sua attività, l’ impegno per il teatro appare come un capitolo di fondamentale importanza, poiché si è alimentato di un’attitudine innata per il mascheramento, la finzione facendo emergere un talento straordinario anche in questo campo.

In mostra saranno esposti bozzetti e fotografie relativi alle sue principali collaborazioni con i teatri.

Una ottava, ideale, sezione è dedicata a “LEONOR FINI E LA FOTOGRAFIA”. Non sarà una  parte a se stante della Mostra ma le immagini accompagneranno,via via, la pittura, mostrando l’autrice nei diversi momenti della sua esistenza e gli intensi rapporti che Leonor Fini ebbe con i fotografi dagli anni Trenta in avanti. Da Cartier Bresson a Richard Overstreet, da Veno Pilon ad Arturo Ghergo, da Erwin Blumenfeld ad André Ostier e a Eddy Brofferio.
Da queste immagini verranno messi in risalto il suo eccezionale talento di modella, la sua straordinaria bellezza e, insieme, la qualità artistica delle immagini, molte delle quali sono degli autentici capolavori.

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LA GUGGENHEIM E IL SUO AFFETTO PER GLI ARTISTI ITALIANI DEL SUO TEMPO

Curatori Costanzo Costantini, Floriana Tondinelli

Comunicato stampa evento: LA GUGGENHEIM E IL SUO AFFETTO PER GLI ARTISTI ITALIANI DEL SUO TEMPO

Omaggio a 30 dalla scomparsa della celebre collezionista americana

A cura di Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli

La Galleria Tondinelli presenta dal 21 dicembre 2009 al 26 gennaio 2010 la mostra La Guggenheim e il suo affetto per gli artisti italiani del suo tempo. Omaggio a 30 anni dalla scomparsa della celebre collezionista americana a cura di Costanzo Costantini e Floriana Tondinelli.
«La mostra vuole essere un omaggio alla collezionista Peggy Guggenheim conosciuta in tutto il mondo, che ha sostenuto le avanguardie artistiche internazionali, attraverso le opere degli artisti italiani che più ha stimato. Cerca di proteggere l’arte del tuo tempo.
Poche, semplici parole riempiono la prima pagina di un diario ritrovato in un piccolo scrigno dopo il naufragio del celebre Titanic. Due iniziali sono incise con maestria: P.G. Suo papà, Benjamin, durante la notte del naufragio, di ritorno negli Stati Uniti, perde eroicamente la vita lasciando alla piccola Peggy un monito che le segnerà il destino. Messaggio che supera il tempo e che trova corrispondenze tra vari appassionati ed esperti d’arte [….] Mi sono sempre sorpresa della continua ricerca di Peggy Guggenheim di nuovi talenti e nuovi artisti emergenti e ho ammirato il suo spirito di collezionista e mecenate, questo pensiero mi ha catturato a tal punto da dedicarLe questa mostra» (Floriana Tondinelli). « [….] Peggy era una mecenate, come lo era l’uomo che ha dato origine a questa parola, quel Gaio Cilnio Mecenate, che proteggeva Orazio e altri poeti latini. Peggy era anche, o lo era diventata talent-scout: scopriva gli artisti, li finanziava, ne comprava le opere, organizzava mostre per loro, li rendeva noti o famosi [….] Peggy Guggenheim è stregata da Venezia, dove era stata la prima volta durante la luna di miele con Laurence Vial, il suo primo marito. Era da un pezzo che sognava di vivere nella città lagunare e verso la fine degli anni Cinquanta realizza il suo sogno, potandovi la sua collezione e installandosi poi a Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande. I primi artisti italiani che vi conosce sono Vedova e Santomaso, ai quali
seguono Consagra, Mirko, Viani, Marino Marini, Crippa, Dova, Tancredi e Edmondo Bacci. Verso questi ultimi due è particolarmente generosa. [….] Per diversi anni Tancredi lavorò in cantina, e fu un gran sollievo quando se ne andò. Per un certo periodo i suoi quadri furono venduti nella stanza che prima serviva da lavanderia...; Il mio secondo protetto fu Edmondo Bacci, un pittore molto lirico, sulla quarantina, le cui opere erano ispirate a Kandinsky. Viveva in modo molto organizzato e con lui tutto procedeva tranquillamente con successo, al contrario di Tancredi [….] Bacci e Tancredi erano i due pittori italiani le cui opere mi piacevano di più diceva Peggy Guggenheim tanto che ne avevo la casa piena, ma ammiro anche il lavoro di Vedova del quale ho due quadri”.
Gli artisti italiani con i quali ebbe rapporti sono molto più numerosi di quelli che Peggy cita nella sua autobiografia. Quasi sicuramente ebbe rapporti, brevi o lunghi, con quelli le cui opere figurano nella sua collezione e che sono Giorgio de Chrico con il quale inaugura la galleria “Art of this Century” con sedici tele metafisiche, Bacci, Dorazio, Afro, Clerici, Sironi, Fontana, Scialoja, Mirko, Arnaldo Pomodoro, Fontana, Nivola, Santomaso, Vedova, Carla Accardi, Gastone Novelli, Costantino Nivola, Bice Lazzari, Armando Pizzinato. [….] Arnaldo Pomodoro ricorda che nei primi anni Cinquanta Peggy acquistò alla Biennale di Venezia una sua scultura.
Peggy Guggenheim Nata nel I898 da una ricchissima famiglia di industriali ebrei americani di origine elevetica, nel I9I9 viene in possesso della sua eredità, abbandona gli studi (leggeva i testi di
Berenson e amava gli artisti del Rinascimento, soprattutto i veneziani) e parte per l’Europa, sulla scia degli scrittori e artisti americani che negli Venti approdavano nel vecchio continente e specialmente a Parigi in cerca di successo, ma che erano diventati quella che Gertrude Stein chiamava la “generazione perduta”. Ma Peggy non si perde, ad onta delle difficoltà che incontrerà sulla sua strada. All’inizio del ’39 apre una galleria a Londra e grazie a Marcel Duchamp si converte all’arte moderna inaugurandola con una mostra di Kandinsky, il creatore dell’arte astratta.
Incomincia a comprare opere di arte moderna. Verso la fine di quell’anno progetta di aprire nella capitale inglese un museo, ma quando tutto è pronto o quasi pronto, il vecchio continente è sul punto di esplodere. Da Londra si sposta a Parigi, dove continua ad acquistare opere d’arte moderna, fra cui lo Bird in space di Brancusi, prende in affitto una galleria in Place Vendome, ma i tedeschi si vanno avvicinando alla città per metterla a ferro e fuoco. Porta la collezione al Museo di Grenoble ma non può esporvela per il timore di rappresaglie da parte del regime di Vichy.
Assalita da un attacco di spleen, nel ‘4I torna a New York, dove, con l’aiuto di Duchamp, Ernst e Breton, può realizzare finalmente i suoi progetti. Apre una galleria dal nome pomposo,”Art of this Century”, ma che si riempie ben presto dei più interessanti artisti del momento. La inaugura con ben sedici tele metafisiche di de Chirico, cui fanno seguito mostre di Pollock, Baziotes, Motherwell, dei surrealisti americani e degli espressionisti astratti, Gorky, De Kooning, Rothko e molti altri.
John Galbraith, richiesto di dire dove avrebbe voluto trascorrere il post-mortem, aveva risposto:..”Non mi dispiacerebbe di trascorrerlo a Venezia”. Peggy Guggenheim, spentasi il 23 dicembre del I979, l’aveva preceduto, andando a fare compagnia a Diaghilev e A Stravinsky» (Costanzo Costantini).

Carla Accardi, Afro, Edmondo Bacci, Fabrizio Clerici, Giorgio de Chrico, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Bice Lazzari, Mirko, Costantino Nivola, Gastone Novelli, Armando Pizzinato, Arnaldo Pomodoro, Giuseppe Santomaso, Toti Scialoja, Mario Sironi, Emilio Vedova

Inaugurazione lunedì 21 dicembre 2009 ore 18.30/21.00

21 dicembre 2009 - 26 gennaio 2010

Con il Patrocinio di
Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia
Consiglio Regionale del Lazio
Provincia di Roma
Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione
Roma Città Natale 2009

Galleria Tondinelli
Via Quattro Fontane 128/a
Roma 00184
Tel +39 06 4744300
info@galleriatondinelli.it
http://www.galleriatondinelli.it/