Fabrizio Clerici 1913-1993
1913
Nasce a Milano il 15 maggio.
Il padre Gino Clerici, “alacre e multanime industriale di Milano” come lo definì Roberto Papini, era una figura singolare nella Roma degli anni venti: prese iniziative nel campo sociale, facendosi promotore dell’opera di bonifica delle paludi Pontine per poi ritirarsi subito dopo l’intervento del regime di Mussolini, ideò il celebre Albergo degli Ambasciatori in via Veneto, progettato dal giovane architetto Marcello Piacentini e affrescato da Guido Cadorin nel 1926, frequentò e sostenne l’attività degli scrittori del Gruppo dei Dieci (tra questi, Massimo Bontempelli, Lucio d’Ambra, Alessandro Varaldo). Più che la madre, Maria Bournens Clerici, è la nonna materna Antonietta Bournes
Seves a costituire un punto di riferimento, di giochi e di stimoli per il piccolo Fabrizio, tanto da essere ritratta nel 1936 in alcuni suoi disegni: appassionata di viaggi, lo conduce con sé a visitare per la prima volta la zona del Vomero. Il bisnonno era stato invece un noto personaggio per aver introdotto in Lombardia il sistema metrico decimale. Ma anche sul versante della famiglia paterna spiccano figure un pò insolite: il nonno Francesco, che era ingegnere, illustrò con trenta acquerelli due volumi sulla vita delle api, dopo estenuanti osservazioni al microscopio; portava con sé il piccolo Fabrizio per le campagne lungo il Ticino organizzando un tipo di caccia innocua, dove le civette richiamavano gli uccelli che lui catturava per rimettere subito dopo in libertà (ricorre una civetta in un disegno giovanile di Clerici). Aveva due fratelli che Fabrizio non conobbe direttamente: Carlo che lavorava come collezionista e antiquario a Milano (la sua collezione ricca di disegni, stampe e oggetti curiosi venne venduta all’asta nel 1915) e Giovanni che era architetto, amico del Cagnola e maniacale collezionista di libri rari.
1919
Il padre acquista un’abbazia gotica a Montelabate, in Umbria, dove si trasferisce temporaneamente con tutta la famiglia.
Per il bambino si tratta della prima rivelazione di certe immagini sontuose e terrifiche della morte.
In seguito ad alcuni lavori nella chiesa, resta infatti colpito dagli scheletri dei Cappuccini con il cuscino rosso sotto il cranio che si potevano vedere sollevando le botole del pavimento della cripta.
Trascorre dei lunghi periodi nella casa della nonna in Brianza, dove ammira nella biblioteca del nonno una piccola stampa a colori incisa dall’ingegnere e geografo Perreault, raffigurante un Tableau pittoresque des Merveilles de la Nature
Il 29 settembre viene costituita la Società Anonima Bonifiche Pontine con 20.000 azioni di cui 1000 di Gino Clerici.
1920
I Clerici si trasferiscono a Roma e Fabrizio compie brevi soggiorni a Fogliano, nella zona del Monte Circeo, in una tenuta Caetani dove il padre, occupato nei lavori di bonifica, accoglie ospiti illustri, come Giacomo Puccini, lo scopritore della malaria Battista Grassi e Giovanni Amendola.
La S.A.B.P. è affittuaria, dalla famiglia Caetani, della tenuta e della villa di Fogliano. Nel 1929 cambierà denominazione in Società Anonima Bonifica di Fogliano. Molte personalità lasciarono la loro firma nel cosiddetto “album di Fogliano” iniziato il 14 maggio 1922. Le stagioni trascorse al Circeo costituiscono un bel periodo per Fabrizio: passa le ore nella leggendaria grotta della maga Circe, assiste a fenomeni ottici inconsueti come la fata morgana, gioca con i compagni imitando le gesta di Ulisse.
1921-1925
Il 28 settembre del 1922 viene concessa Fogliano alla Società Leone Caetani per la bonifica di Fogliano e terreni vicini.
1926
Viene avviato al disegno da due anziane sorelle che gli impartiscono lezioni private e lo esercitano a copiare dal vero bacche e foglie d’alloro, e da un professore di disegno geometrico, Fausto Vagnetti. Attratto dai disegni di Leonardo e dall’opera di Dürer, nel tempo libero tenta di copiare una complessa Testa di apostolo disegnata dal maestro di Norimberga.
1927
Il padre acquista da Maria dei duchi di Gallese, moglie di Gabriele D’Annunzio, una casa a Colonna di Roma, dotata di reliquarium sulla terrazza con copie di celebri marmi greco-romani. Nell’ufficio degli impiegati del padre, responsabile anche dell’istituto dei Fondi Rustici, resta colpito da un bassorilievo raffigurante Antinoo firmato da Antonianos di Afrodisia, scoperto casualmente in un terreno di proprietà dell’istituto agronomico, lo stesso di cui parla Marguerite Yourcenar nei taccuini di appunti delle Memorie di Adriano. Il bassorilievo figurerà più tardi nella collezione del banchiere romano Arturo Osio.
In estate compie un primo viaggio a Napoli con la nonna Antonietta; visita il Vomero, Capri, il Vesuvio e i Campi Flegrei. Dal ricordo di questa esperienza nasce la prima parte dei Quaderni del Vomero, disegni a matita eseguiti fra il 1936 e il 1939 che hanno come temi figure fantastiche, conchiglie, ritratti realizzati a memoria.
1928
In estate in compagnia di uno zio, Piero Massimini, dei cugini e di alcuni parenti, compie un viaggio di due settimane in crociera visitando Atene, Costantinopoli e il Bosforo, le cui antiche costruzioni in legno saranno fonte d’ispirazione di alcune tavole del Taccuino Orientale. Da questo viaggio matura sempre più l’interesse per il mondo classico, raccoglie e studia immagini di templi greci e ammira in particolare quelle tratte dal volume del 1808 di H. Repton, Design for the Pavillon of Brighton. Contro il desiderio della famiglia, si iscrive in autunno al liceo artistico Righini appena istituito e annesso all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta.
Intanto nella casa di campagna di suo padre, Roberto Papini, che allora dirigeva la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, gli mostra i primi libri d’arte illustrati che molto incuriosiscono il giovane adolescente. A partire da questo anno e fino al 1931, compie lunghi soggiorni in solitudine nella residenza di Monasterolo, a Vaprio d’Adda, in provincia di Bergamo. Nei sotterranei di questa residenza che apparteneva ai Castelbarco-Albani, suoi parenti, era conservata una parte della collezione di sculture classiche ordinata da Winckelmann per gli Albani. A fianco della collezione archeologica, inserita in nicchie nelle pareti a rocailles e a conchiglie, c’erano la sala greca, quella egizia, quella etrusca e una zona dedicata alla quadreria, con dipinti di pittori fiamminghi e di leonardeschi lombardi del Cinquecento. L’impressione suscitata da tali collezioni, insieme agli archivi di famiglia (vi scopre manoscritti autografi di Niccolò Paganini, carteggi di Antonio Rosmini e del doge Gritti, nonché molte pergamene appartenute a San Carlo Borromeo), alla chiesa e al teatro nel parco dell’immensa villa, si imprimono fortemente nella sua memoria.
1930
Una grave crisi sconvolge i Clerici: il padre Gino, inviso al regime, subisce da questo anno una serie di processi ed è costretto a emigrare in Brasile, il solido nucleo della famiglia è obbligato a dividersi e a partire forzatamente per mete diverse, il patrimonio viene disperso.
Inesorabilmente sopraggiungono gravi difficoltà economiche. Fabrizio si trasferisce con la madre, la nonna e i fratelli a Milano. A Brera completa gli studi del liceo artistico.
Nel 1931 l’Opera Nazionale Combattenti acquisisce 2000 ettari della tenuta Fogliano esclusi la villa ed il lago. Nel 1934 verrà istituito il parco Nazionale del Circeo
1932-1935
Torna a Roma e si iscrive alla facoltà di Architettura.
Si mantiene autonomamente anche grazie all’offerta del pittore triestino Bruno Croatto che gli propone di illustrare trattati di anatomia; frequenta così i giovani chirurghi Vittorio Vanni e Pietro Valdoni, il quale gli passa appunti e fotografie facendolo assistere a qualche operazione.
La serie di disegni anatomici, tra le prime opere eseguite a colori (pubblicati in Raffaele Carrieri, Fabrizio Clerici, Milano, Electa Editrice, 1955) e realizzate dopo la guerra, risentono di quella giovanile esperienza. Vive in affitto in via Monte Zebio presso una famiglia che parlava spagnolo e si lega d’amicizia con un altro pensionante che gli impartisce lezioni private di lingua, traducendogli anche molti testi letterari. Alcuni dei disegni della serie dei Quaderni del Vomero raffigurano infatti personaggi in costume spagnolo, à la manière de El Greco, con brevi notazioni in lingua spagnola. In questi anni di studi intensi approfondisce ancor più il proprio interesse verso l’Antico, visitando monumenti e musei romani, ma non manca di assistere alle conferenze tenute al Circolo Artistico da Le Corbusier.
1936
Collabora con l’architetto Gio Ponti per la mostra della Stampa Cattolica nella Città del Vaticano.
Attraverso Libero De Libero, poeta e direttore della Galleria La Cometa, conosce Alberto Savinio alla birreria Dreher di piazza Santi Apostoli. Nasce tra i due un’intensa e lunga amicizia, suggellata da alcuni passi scritti da Savinio nel libro Ascolto il tuo cuore, città, pubblicato a Milano nel 1944. Legge la rivista surrealista “Minotaure” di cui collezionerà dodici numeri e resta affascinato dalla lettura dei versi di Jean Cocteau Roseau d’Or comparsi in una rara edizione parigina: l’incontro tra i due artisti sarà destinato a concretizzarsi vent’anni dopo.
1937
Dalla Fondazione Mario Palanti riceve in giugno una borsa di studio per ultimare gli studi universitari.
In novembre si laurea presso l’Istituto Superiore di Architettura con una tesi su La sistemazione del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.
Alcune tavole di un altro progetto, Casa sul Canal Grande a Venezia, verranno pubblicate nel gennaio del 1941 sulla rivista “Lo Stile”. Intanto Marcello Piacentini lo invita a lavorare con lui alla costruzione del Palazzo di Giustizia di Milano. A Milano abita in un piccolo studio in via Borgospesso 18, descritto da Raffaele Carrieri e Leonardo Sinisgalli come un luogo stipato fino all’inverosimile di carte, libri, oggetti curiosi, collezioni di conchiglie, fossili e farfalle. Per mantenersi, scrive alcuni articoli per “Tempo” di Arnoldo Mondadori. Frequenta Gio Ponti, Bruno Zevi, Carlo Pagani, Pietro Maria Bardi, Lina Bo, Carla Marzoli, Bruno Pontecorvo.
1938
A Milano incontra Giorgio de Chirico che lo incoraggia nel disegno e lo intrattiene sulle tecniche pittoriche, in particolare sulla pittura a tempera.
Ottiene il dottorato sostenendo l’esame di Stato presso il R. Politecnico di Milano.
Restaura l’appartamento del Comm. Oderico dal Fabbro.
In marzo abbandona la collaborazione con Marcello Piacentini per andare alle armi, ma a causa della guerra resterà in servizio sino al 1945, pur rimanendo a Milano.
Sottotenente dell’aeronautica all’aeroporto di Sesto Calende viene messo a creare trincee.
Nel tempo libero disegna di continuo e frequenta soprattutto Savinio. In agosto viene trasferito all’aeroporto di San Giusto a Pisa e lì disegna l’Autoritratto.
1939
A distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, muoiono il padre e la nonna.
Dopo anni, nel 1947, per un caso fortuito da parte di Pietro Maria Bardi e Lina Bo, da poco trasferitesi a San Paolo in Brasile, ha notizie di un altro fratello e del padre venendo a sapere della sua sepoltura nel cimitero di Salvador di Bahia.
In febbraio e in marzo escono due suoi articoli sul quindicinale “Corrente di vita giovanile”. Intanto prende avvio lentamente l’attività con l’ingegnere Gaetano Ficara, compagno di scuola e di armi, per organizzare uno studio di architettura. Si reca a Settignano dove visita il noto storico dell’arte Bernard Berenson nella villa I Tatti; nascerà da questo incontro una duratura frequentazione di cui Clerici ricorda episodi significativi in un articolo pubblicato nel 1986 su “Il Messaggero”.
Dal 1939 al 1940 è redattore di architettura per il settimanale “Il Tempo”.
1940
In aprile per il suo allestimento della Sezione dei merletti e dei ricami alla VII Triennale di Milano riceve un premio e viene segnalato su “Domus” da Gio Ponti per l’impronta ironica, di voluto distacco dallo stile razionalista allora dominante. In un suo articolo comparso sulla rivista “L’illustrazione italiana” Clerici descrive Le sezioni dei pizzi antichi e moderni. In mostra compare una grande parete a trompe-l’oeil progettata e realizzata con Gregorio Sciltian per la casa di Arnoldo Mondadori, riprodotta nell’anno successivo su “Lo Stile” e andata distrutta nei bombardamenti della guerra nel 1943. Dal giugno è richiamato quale sottotenente nel Genio Aeronautico.
Sistema l’appartamento di Alberto Mondadori e Giorgio Mondadori a Milano.
Frequenta Filippo de Pisis con il quale scambia vari disegni.
Su effetti illusionistici e trompe-l’oeil verterà un suo studio, in seguito pubblicato nel 1954 sulla rivista americana “Art News Annual”. A Milano frequenta Giorgio de Chirico e Carla Marzoli, che grazie allo scrittore Raffaele Carrieri aveva creato la casa editrice “La Chimera”. In dicembre la rivista “Domus” pubblica tre acqueforti con un testo di Leonardo Sinisgalli.
1941
A Milano le Edizioni della Chimera pubblicano Bestiario, un volume di Leoncillo Leonardi con venti litografie di Clerici e prefazione di Raffaele Carrieri; nell’anno successivo le litografie ricevono i giudizi lusinghieri delle recensioni di Leonardo Sinisgalli e di Libero De Libero.
Avvia la sistemazione della Villa Sartori in San Remo.
Avvia un ciclo di disegni raffiguranti cardinali e monsignori che esporrà nel 1943 alla mostra personale alla Galleria Cairola. Pubblica alcuni articoli sulla rivista “Lo Stile”, con cui collaborerà sino al 1943.
In collaborazione con gli architetti Lina Bo e Carlo Pagani ristruttura l’appartamento del Comm. Vittorio Zaffagli in Milano.
1942
Vince il premio Pizzi per un gruppo di disegni realizzati a commento di racconti di Nicola Lisi. In settembre a Milano, Piero Fornasetti stampa in edizione numerata Dieci litografie di Fabrizio Clerici, introdotte da un testo di Savinio. La cartella trae ispirazione dai tragici avvenimenti che sconvolsero l’Italia durante la guerra.
1943
A febbraio si inaugura a Milano la sua prima mostra personale alla Galleria d’Arte Cairola, in corso Venezia, presentata in catalogo da Raffaele Carrieri. Vengono esposti cinquanta lavori tra acquerelli, disegni, litografie e acqueforti. In marzo a Roma, alla Galleria Minima Il Babuino vengono esposti disegni e litografie, con una presentazione in catalogo di Savinio. Con la Liberazione dell’8 settembre, abbandona l’esercito e insieme ai fratelli si rifugia per nove mesi nella casa della nonna materna in Brianza.
Grazie a Domenico Mazzocchi e alla rivista “Domus” riesce ad avere un acconto per scrivere un libro sull’architettura fantastica.
1944
Con l’aiuto di Ruggero Orlando rientra a Roma, attraverso l’Italia occupata.
Alloggia da prima in casa di Giorgio de Chirico, in seguito Savinio gli procura una stanza in affitto vicino alla sua abitazione in viale Martiri Fascisti (poi viale Bruno Buozzi). Riprende a disegnare e inizia la seconda serie dei Quaderni del Vomero. Incontra Léonor Fini, cui si legherà d’ intensa amicizia. L’atmosfera di magia che segnò l’incontro con Léonor è ripercorsa da Clerici in un articolo del 1945 pubblicato su “Quadrante”. Frequenta artisti e letterati, legandosi d’amicizia a Elsa Morante. Sulla rivista “Domus” escono due suoi articoli su Andrea Palladio e Paolo Veronese a Maser.
1945
A gennaio, espone con Savinio in una collettiva a Roma, presentata da Mario Praz. Nello stesso mese e in quello successivo escono due suoi articoli sulla rivista romana “Quadrante”. In marzo, prima mostra americana presentata da Peter Lindamood.
Due volumi illustrati dall’artista vengono stampati a Milano: Bestiario favole facezie di Leonardo da Vinci per le Edizioni Toninelli, in cui figurano nove tavole, e Il fu Mattia Pascal di Pirandello per Arnoldo Mondadori, con un corredo di otto tavole.
1946
La rivista “View” diretta da Charles Henri Ford pubblica alcuni disegni di Clerici. Mentre legge e colleziona i numeri di “Labirinthe” pubblicati da Skira tra il 1944 e il 1946, intensifica la sua applicazione ai volumi illustrati e al disegno. A febbraio la rivista “Harper’s Bazaar” pubblica due suoi disegni.
Boris Kochno acquista un suo disegno a Parigi; nel 1991 l’opera verrà venduta in una importante asta di Sotheby’s a Monaco con opere celebri della collezione Boris Kochno.
La casa editrice Electa a Milano stampa la monografia Allegorie dei sensi di Jan Brueghel, frutto di un lungo studio di Clerici sull’opera del figlio di Brueghel il Vecchio; Alberto Mondadori pubblica Leviathan di Julien Green con otto tavole dell’artista. In marzo espone un tavolo con piano d’onice intarsiato con motivo di nastro in vetro filato alla Mostra dei Capidopera dello Studio di Villa Giulia di Enrico Galassi, allo Studio d’Arte Palma a Roma.
A novembre la Galleria del Naviglio in via Manzoni a Milano propone ventisette disegni, tra i quali sei Personaggi del Teatro Anatomico. Il pieghevole che introduce la mostra viene disegnato dall’artista. L’anno si chiude con la pubblicazione su “Domus” di un suo articolo sulla scenografia.
Nello stesso mese progetta con l’ing. Gaetano Ficara un “Atrio del nuovo tabarin sottostante il cinema Astra” in Milano.
Progetta e realizza un negozio di abbigliamento in via Montenapoleone a Milano in collaborazione, per le decorazioni, con Piero Fornasetti. L’anno seguente il progetto verrà ampiamente recensito da Gio Ponti su Lo Stile e pubblicato nel volume di Ulrich Arredatori Contemporanei, 1949.
1947
E’ di quest’anno una collaborazione tra Fabrizio Clerici e Lucio Fontana per un progetto "Patio per una casa al mare", di cui Fontana esegue le sculture e Clerici l’allestimento e l’ideazione architettonica per Handicraft Development, Inc. in New York.
In aprile esordisce come scenografo ne La professione della signora Warren di George Bernard Shaw, rappresentata dalla compagnia dell’attrice russa Tatiana Pavlova al Teatro Nuovo di Milano.
Di questa prima esperienza si conservano pochissimi documenti, ma dai ricordi dell’artista che era attratto dal vedere realizzato, grazie al teatro, un suo quadro in tre dimensioni, animato da personaggi in movimento, emerge soprattutto la scena del giardino con le foglie degli alberi costruite con ritagli di giornale.
Soggiorna per un periodo a Catania, dove riceve un incarico professionale come architetto, pur continuando a disegnare. Un disegno del 1944 viene esposto nella mostra collettiva a New York, Handicraft as a fine art in Italy. 37 Italian Artists.
1948
È l’anno della sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia e molto del futuro fare dell’artista è dichiarato nelle opere esposte, il disegno Orfeo (1945) e due gouaches, Pasto alla corte dei miracoli (1947, donato nell’anno successivo ad Aurel M. Milloss) e Il tribunale della Martinica (1947). Queste gouaches sono tra i primi lavori in cui l’autonomia del segno è condizionata dal colore. A Milano inizia a dipingere Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre, la prima di più versioni che appartengono all’ossessivo ciclo dei Processi, disegni e tempere ove riemerge il drammatico ricordo autobiografico degli anni trenta.
Il dipinto, vuoto nella parte centrale della scena, viene molto ammirato da Dalí che, di passaggio per Milano, visiterà in autunno la sua casa di via Santo Spirito.
Verrà finito nei primi mesi dell’anno successivo a Roma, dove si stabilisce definitivamente. In estate conosce il coreografo ungherese Aurel M. Milloss in casa dell’artista Olga Signorelli e nascerà da questo incontro una continuativa e amichevole collaborazione nell’ambito delle scenografie per la danza. A settembre, al teatro La Fenice di Venezia si rappresenta Orpheus, balletto di Igor Stravinskij, coreografia di Aurel M. Milloss, scene e costumi di Fabrizio Clerici.
Nello stesso mese incontra Salvador Dalí e assiste, nel vasto sagrato antistante la chiesa della Salute, all’ideazione, tutta mentale, di un quadro che l’artista spagnolo avrebbe voluto dipingere di ritorno a Cadaqués.
In tale occasione Dalì, avendo saputo della sua professione di architetto, gli propone di partecipare alla progettazione dell’impianto scenico di uno spettacolo che avrebbe dovuto realizzare in autunno a Roma con la regia di Visconti.
Si lasciarono con i migliori auspici in attesa dell’ imminente collaborazione; auspici testimoniati da una dedica "Pour Clerici Avec l’Amitie la plus sincere et la vees progets de colaboration Bonjour Salvador Dalì 1948". Clerici, al ritorno a Milano si mise al lavoro e gli inviò una serie di progetti architettonici con teorie delle ombre che Dalì dimostrò di apprezzare ringraziandolo con un telegramma: “ Jatandes toujour mon Retour pour vous remercier boucoub de tres efficace hombres et vous pire Bon Jour Salvador Dalì”, 17 novembre 1948.
Lo spettacolo andò in scena senza l’accredito dell’artista e Alberto Lattuada, grande amico di Fabrizio Clerici, gli donò la nota pubblicazione edita dalla Collezione dell’Obelisco (Carlo Bestetti edizioni d’Arte, Roma) con la seguente dedica ironica: “A Fabrizio carissimo col patto segreto e “infame” Alberto”.
Si incontreranno ancora qualche anno più tardi, a Roma nel 1957, in occasione della vasta antologica di Dalí allestita nel casino dell’Aurora nel palazzo Rospigliosi Pallavicini, e in questa occasione si scambieranno alcuni consigli in merito alle tecniche della pittura fiamminga.
Disegna Fenomeni mesmeriani, omaggio a Franz Anton Mesmer e alle sue tesi sull’attrazione magnetica osteggiate alla fine del Settecento; replicata in più versioni, sarà il soggetto di una serie di dipinti del 1974. Una variante coeva compare tra le sedici tavole illustranti L’incubo di Branch Cabell, pubblicato nel 1949 da Arnoldo Mondadori a Milano.
Durante l’anno aveva inoltre preparato le scene e i costumi del balletto di Roland Petit, Concerto barocco, spettacolo non più realizzato.
1949
Si trasferisce definitivamente a Roma, in una casa di due stanze al mezzanino di un palazzo settecentesco in via della Lungarina, a Trastevere. L’arredo degli interni ricalca caratteri e atmosfere della precedente casa milanese: la collezione dei teschi in avorio, quella di conchiglie, quella degli obelischi di cristallo; alle pareti quadri antichi, frammenti di affreschi e sete napoletane dell’Ottocento.
In occasione del Natale, dona un disegno ad Anna Magnani, che aveva già conosciuta in precedenza; e con la quale resterà unito da cordiale amicizia.
Mentre si accosta agli studi scientifici di Athanasius Kircher, alle immagini anamorfiche di Erhard Schön e alle prospettive di padre Pozzo, già ammirate quando era bambino nella chiesa di Sant’Ignazio, intensifica la sua attività di scenografo e costumista. A gennaio viene messa in scena l’opera di Henry Purcell Didone ed Enea con scene e costumi di Fabrizio Clerici, coreografia di Aurel M. Milloss e regia di Alberto Lattuada, cui aveva disegnato nel 1939 un ritratto. A febbraio per lo stesso regista e per il medesimo teatro cura l’allestimento de Il sacrificio di Lucrezia, tragedia musicata da Benjamin Britten. Incontra più volte Giuseppe Ungaretti che gli scrive un testo di presentazione alla mostra personale di disegni e tempere, inaugurata ad aprile alla Galleria dell’Obelisco a Roma. In giugno si apre a New York, nel Museum of Modern Art, un’importante rassegna dal titolo Twentieth-Century Italian Art, dove Clerici è presente con due disegni appartenenti alla collezione di Peter Lindamood. Esegue le scene e i costumi per Incoronazione di Poppea, con musiche di Claudio Monteverdi, in scena a settembre prima al teatro Olimpico di Vicenza e poi al teatro La Fenice di Venezia. Con otto incisioni partecipa in dicembre alla mostra collettiva Italienische Malerei der Gegenwart, Akademie der Bildenden Künste, Vienna. L’editore Arnoldo Mondadori pubblica L’incubo di Branch Cabell, illustrato da sedici tavole eseguite da Clerici nell’anno precedente. Per la rivista “Domus” scrive due articoli sullo scenografo Hein Heckroth e sull’architetto Aldo Buzzi.
1950
Per The Minneapolis Institute of Arts progetta e realizza un foyer per un teatro di marionette; recensito su varie riviste e l’anno seguente su House & Garden.
Per il Maggio Musicale Fiorentino realizza le scene per l’Armida con musiche di Giovanni Battista Lulli, coreografia di Aurel M. Milloss. In ottobre Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre figura nell’importante rassegna americana The Pittsburgh Iternational Exhibition of Paintings, al Carnegie Institute di Pittsburgh. Scrive la presentazione dei disegni dell’artista russo Pavel Tchelitchew nel catalogo della mostra alla Galleria dell’Obelisco a Roma. Tchelitchew come Léonid e Eugène Berman, suoi amici, facevano parte con Christian Bérard del gruppo dei pittori “neoromantici” e visionari, molto attivi nella Parigi degli anni trenta. Realizza otto pannelli per La Rinascente in Milano e progetta vari gioielli.
1951
Disegna le scene e i costumi del balletto di Claudio Monteverdi Combat de Tancrède et Colorinde, allestito in giugno a Strasburgo, al Théâtre Municipal e poi, nell’aprile dell’anno successivo, a Napoli, al teatro San Carlo. A dicembre nella VI Quadriennale di Roma espone tre dipinti San Sebastiano, Ricupero del Cavallo di Troia, Piccolo Desdichado ed una serie di disegni, presentati in catalogo da Giuseppe Ungaretti. Per il dipinto a tempera Ricupero del Cavallo di Troia (1950), Clerici si è ispirato nell’idea complessiva all’antico cavallo ligneo conservato nel Salone del palazzo della Ragione a Padova. Il cavallo, quasi mai trattato integralmente, è un motivo ricorrente nei disegni e nei dipinti successivi. Suoi disegni figurano a Minneapolis nella mostra collettiva A Modern Renaissance in Design seen in Exhibition of Italy at Work, The Minneapolis Institute of Arts.
Prepara la scena per il balletto romantico in un quadro di Aurel M. Milloss Visione nostalgica, programmato per il Maggio Musicale Fiorentino.
1952
Avendo ricevuto nella primavera del 1948 l’incarico di ristrutturare integralmente il palazzo sul Canal Grande di proprietà della contessa Anna Maria Cicogna Volpi, a fianco della chiesa di Santa Maria della Salute, continua a lavorare nella laboriosa impresa progettando l’arredo degli interni con elementi in stucco, marmo, mosaico e vetro, fornendo il disegno per un pavimento intarsiato e dipingendo un mobile a trompe-l’oeil; per alcuni aspetti decorativi chiama a collaborare il pittore tedesco Fabius von Gugel e, per le ceramiche e le cariatidi nel giardino, lo scultore Andrea Spadini. Qui inizia il dipinto Venezia senz’acqua, proposto nel tempo attraverso diverse versioni; Léonor Fini, di passaggio a Venezia, ammira quell’opera di Clerici, tra le prime eseguite con una tecnica a olio magro. Ultimati i lavori della casa, le riviste “Towen & Country” e “Maison & Jardin” nel dicembre 1953 dedicano ampi servizi a quegli insoliti arredi.
In giugno, prima mostra personale a Parigi alla Galleria Doucet, in Faubourg St.-Honoré. Presentata in catalogo dallo scrittore Julien Green, la mostra allinea oltre trenta titoli tra dipinti, disegni e bozzetti teatrali. In questa occasione, per suggerimento di Raffaele Carrieri, pubblica in edizione limitata Parigi 1615. Lettera sulla stranezza della moda e dei costumi parigini, la prima lettera spedita da Parigi dal cavalier Giambattista Marino a don Lorenzo Scoto di Torino. La traduzione francese del testo è di Jacques Audiberti, su proposta di Léonor Fini; e realizza le dodici litografie, stampate con i torchi di Piero Fornasetti a Milano. I disegni a china utilizzati per queste tavole figureranno nella Biennale di San Paolo in Brasile nel 1955.
In visita a Versailles, nota, abbandonata tra le sterpi, nei giardini; la scultura equestre che ritrae Luigi XIV, eseguita da Gian Lorenzo Bernini nel 1669 circa. La scultura fu consegnata dopo la scomparsa dell’artista e rifiutata, sia dal Re, sia dalla sua corte, che non riconosceva in quel personaggio il Re di Francia.
Fabrizio Clerici, ne rimane colpito e progetta una più consona sistemazione per l’importante gruppo scultoreo. La sua idea vede il trasferimento della scultura da Versailles, dove giace in un totale abbandono, al posizionamento al centro della Cour Carré al Louvre. L’artista ne parla anche con il ministro della Cultura francese dell’epoca, André Cornu; il quale, pur dimostrandosi molto interessato, non da seguito ai lavori. Anni dopo, nel 1988-89, in piena polemica contro la piramide-lucernario, edificata proprio nella Cour Carré; molti intellettuali e artisti, a livello internazionale, segnalarono invano questo giovanile progetto di Fabrizio Clerici come modello di sistemazione ideale della piazza; sotto la piramide-lucernario, comunque, fu posta una fusione copia dall’originale del Bernini.
Dipinge una versione de Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre. In dicembre compiendo in compagnia di amici un breve soggiorno in Sicilia, resta colpito dal fasto barocco degli stucchi di Giacomo Serpotta negli oratori palermitani e dalle tombe dei Cappuccini nella cripta della chiesa di San Francesco a Sàvoca. Avvia così il ciclo delle Confessioni palermitane, dipinte a olio tra il 1952 e il 1954. Intanto aveva creato i bozzetti e i figurini per la commedia Viaggio nella luna di Carlo Goldoni musicata da Paisiello, progettata per il teatro dell’Opera di Roma ma non più realizzata.
1953
Parte a gennaio per l’Egitto in compagnia del regista Goffredo Alessandrini e vi rimane un mese. Visita per otto volte il museo del Cairo e si interessa soprattutto a vasi greci in terracotta e agli oggetti in pasta vitrea conservati nel museo di Alessandria d’Egitto. Le suggestioni lasciate dai paesaggi, dai colori, dalla luce del deserto riemergeranno in molti dipinti degli anni cinquanta. Al rientro idea i primi Templi dell’uovo, come documenta la data di un disegno a penna pubblicato nel volume Taccuino Orientale. In realtà il ciclo di tempere ispirate a ideali scavi di templi dell’uovo, compiuti da un’ipotetica missione archeologica italiana in Anatolia, sarà eseguito nel 1956 e replicato in seguito con varianti. In primavera viaggia in Libia ripercorrendo un itinerario archeologico che rinnova annualmente sino al 1967 e durante una visita a Leptis Magna resta impressionato dalle sculture che, rinvenute nelle terme di Adriano, venivano temporaneamente accantonate in capanne di paglia coperte di stuoie. Il dipinto La stanza del 1954 trarrà ispirazione da queste campagne di scavi. Costruisce in vaste dimensioni il primo studio preparatorio del dipinto Sonno romano, terminato nel 1955 tagliando di trenta centimetri i bordi della tela. Disegna le scene per la commedia La vedova scaltra di Carlo Goldoni, con costumi di Léonor Fini e regia di Giorgio Strehler, in scena a ottobre alla Fenice, nell’ambito del Festival Internazionale della Prosa della Biennale di Venezia, e poi al Piccolo Teatro di Milano.
Tra la fine dell’anno e gli inizi del successivo per la Piccola Scala di Milano disegna le scene e i costumi de La ninfa e il pastore di Antonio Vivaldi, e de Il Maestro di musica di Pietro Auletta, con un duetto e due arie pergolesiane, spettacoli non più realizzati.
Helena Rubinstein, regina della cosmetica, acquista un suo quadro America (1953) olio su tavola per la sua raccolta privata di New York, diventando una sua importante collezionista. Partecipa alla mostra itinerante (Roma, Capri, New York) Twenty Imaginary Views of the American Scene by twenty Young Italian Artists, un gruppo di suoi disegni viene esposto alla II Biennale di San Paolo in Brasile.
1954
Alla Biennale di Venezia in giugno espone Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre, Miraggio di città nel deserto, Miraggio di città in dissoluzione, Miraggio di città orientale, Miraggio di due città all’alba. A questi primi Miraggi, eseguiti a tempera, ne seguiranno altri, con la tecnica a olio, destinati a comporre un ciclo omogeneo di opere aniconiche, piuttosto anomale nel percorso artistico di Clerici, nate dal ricordo delle atmosfere rarefatte e dalla dominante cromia chiara dei paesaggi visti in Egitto. La creazione di queste architetture leggere e levitanti scaturisce anche dall’osservazione minuziosa dell’incrocio dei segni delle pietre paesine, particolari tipi di calcari che si possono trovare in forma di ciottoli nell’Arno. Con la prima versione di Maria Goretti ricorre con insistenza il motivo di cieli nuvolosi, fumi e paesaggi desolati, ricordo delle pianure percorse a cavallo col padre, quando era impegnato nelle opere di bonifica delle paludi Pontine. Queste atmosfere luciferine e sospese sono evocate pure in altri dipinti di questo giro di anni, come Eclisse (1951), Odore di santità (1953), La Sindone (1955), Il cerchio magico (1956). Vince il premio Benati per l’incisione, a Milano partecipa alla X Triennale nella sezione della Litografia d’Arte, e invia un’opera alla mostra americana itinerante Eterna Primavera. Young Italian Painters.
1955
A maggio durante una colazione a palazzo Volpi a Roma gli viene presentato Jean Cocteau a cui dona il piccolo volume illustrato con sei acqueforti Dell’Isola di Madegascar di Marco Polo, stampato a Milano a cura di Vanni Scheiwiller. Nasce un sodalizio culturale che culminerà nell’invenzione del “taccuino scenico” del 1957. Conosce Federico Zeri e con lui stringe un’amicizia sostenuta da reciproca ammirazione, come documentano in più riprese alcuni scritti del noto storico dell’arte.
A Milano pubblica in facsimile, per la casa editrice Electa, ottantaquattro disegni eseguiti con tecniche diverse, raccolti in un volume dal titolo Taccuino Orientale, introdotto da un testo di Libero De Libero. Si tratta di un immaginario carnet de voyage in Medio Oriente, disegnato nel mese in cui era ospite nella villa Feltrinelli a Garniano del Garda, servendosi di qualche schizzo che si era appuntato durante il precedente viaggio in Egitto.
In sintonia con queste latitudini e atmosfere incantate, apre il ciclo dedicato alla Barca solare, replicato con varianti sino al 1979, anno in cui dipinge La prua. Prendendo spunto da alcuni schizzi del Taccuino Orientale la serie dei Palazzi fluviali Clerici riflette sulla straordinaria scoperta archeologica compiuta nel 1954 nella zona sepolcrale di Giza; qui viene rinvenuta, completamente smontata, una gigantesca barca funeraria in legno con funzioni chiaramente rituali.
Una barca collocata in un mare di sabbia, che emerge come un’apparizione dentro uno spazio ellittico: è questa l’immagine reinventata dall’artista.
Sul grande bozzetto precedente ridipinge Sonno romano, uno dei quadri più importanti nel suo percorso artistico: l’ambientazione è una cupa scena sotterranea ove sono adagiate sculture romane, ellenistiche e barocche, in un ambiguo stato tra sonno, estasi amorosa e morte. Partecipa ad alcune mostre collettive, tra cui la III Biennale di San Paolo in Brasile e a novembre la VII Quadriennale di Roma dove espone Barche in costruzione, Nido di struzzi, Piccola confessione palermitana, Venezia senz’acqua, Incenso. In catalogo, una presentazione di Alberto Moravia, riproposta anche nel catalogo della mostra personale americana che si tiene nello stesso mese a New York, alla Sagittarius Gallery, dove espone una quarantina di opere tra dipinti e disegni. A New York abita la casa dell’amico pittore Eugène Barman; incontra Igor Stravinskij e George Balanchine. A Milano per le edizioni Electa vengono pubblicate le due prime monografie sull’artista, una scritta dal suo amico critico d’arte Raffaele Carrieri, e l’altra, edita in francese, con testo di Marcel Brion.
Intanto aveva progettato le scene e i costumi dell’adattamento cinematografico del dramma lirico Turandot, ma il film non verrà più realizzato.
1956
Otto opere del ciclo dei Templi dell’uovo, presentate in catalogo da Libero De Libero, sono esposte alla Biennale di Venezia, in estate. Viaggia in Germania e in Olanda.
Il critico d’arte Giulio Carlo Argan gli scrive: “Ho ricevuto dalla Electa il dono tanto cortese quanto gradito della sua monografia e del Taccuino Orientale. L’intestazione di questa carta le spiega come io mi trovi nella miglior condizione di spirito per “leggere”, con vera partecipazione, i suoi segni: che descrivono un mondo di un’età o di una latitudine perdute. Lei sa che, quanto a me, sono persuaso o mi illudo di vivere in un’altra età o latitudine, benché altrettanto ed anche più perdute; ma questo è un motivo di più per godere della nobiltà, della insinuante acutezza del suo disegno, che non scava nel confuso dell’inconscio, ma ritrova e libera un’antica, profonda poesia. Sicché le son grato d’avermi costretto ad una sortita oltre i limiti delle mie persuasioni: e d’avermi provato che anche il polo opposto esiste, se vi s’incontrano – e con piacere – persone vive”.
Termina durante l’anno il dipinto che la principessa Pallavicini gli aveva commissionato nel 1955 riprendendo lo stesso piccolo formato della Derelitta attribuita a Botticelli, appartenente alla collezione Rospigliosi-Pallavicini, Roma.
Interpretando il desiderio della committente che desiderava un dipinto che bilanciasse la struggente tristezza della Derelitta, ne La Speranza Pallavicini di Clerici la figura allegorica della Derelitta è associata a quella dell’Aurora, affrescata da Guido Reni nella volta del casino Pallavicini. Il dipinto è stato realizzato successivamente in un formato più grande. Inizia il quadro Minerva Phlegraea su commissione di Luisa Feltrinelli-Doria, riflettendo sul motivo della caducità e ispirandosi ai versi virgiliani del VI canto dell’Eneide. Intanto in America si erano aperte due mostre personali al California Palace of the Legion of Honour Museum di San Francisco e al Santa Barbara Museum di Santa Barbara.
Il giovane pittore Domenico Gnoli, mostra a Clerici, che lo incoraggia, le prime prove in pittura.
1957
Pur mantenendo lo studio in Trastevere, lavora in uno più grande organizzato nella casa alla Salita di Sant’Onofrio, assorbito dall’impegnativa realizzazione della vetrata della basilica senese sul tema della Fede di Santa Caterina.
In febbraio conosce a Roma Gustav René Hocke durante la preparazione del libro sul Manierismo e il critico d’arte belga decide di inserire nel suo volume che viene pubblicato in questo stesso anno ad Amburgo la prima idea del quadro Sonno romano. Nel mese successivo incontra al teatro n. 5 di Cinecittà Luchino Visconti, Jean Marais e Maria Schell impegnati nelle riprese del film Le notti bianche; con Visconti resterà unito da grande amicizia.
Si apre a marzo una sua mostra personale di dipinti e disegni alla Galleria dell’Ariete a Milano, con testo introduttivo di Alberto Moravia.
In maggio visita la campagna senese e impressionato dalla bellezza delle crete acquista una casa; nella piccola chiesa adiacente, la replica di Rutilio Manetti raffigurante la Tentazione di Sant’Antonio verrà mostrata da Clerici nel 1973 a Leonardo Sciascia, il quale poi la trasfigurerà nell’invenzione letteraria del suo libro Todo Modo.
Intanto gli viene proposto di partecipare al concorso per la realizzazione di una vetrata artistica per la basilica di San Domenico a Siena. In estate viaggia in Spagna e a Madrid visita il museo del Prado.
Durante l’anno e nel corso di quello successivo è impegnato nella preparazione dei bozzetti di una trilogia teatrale proposta da Jean Cocteau: Les Chevaliers de la Table Ronde, Orphée, L’aigle à deux tête, spettacoli non realizzati. Partecipa a numerose mostre collettive, tra cui: Trends in Watercolors Today, The Brooklyn Museum, New York, alla rassegna promossa dalla Quadriennale di Roma Grosse Kunstausstellung 1957, Haus der Künst, Monaco.
1958
Porta a termine le scene e i costumi per Les Chevaliers de la Table Ronde unitamente a Orphée e L’aigle à deux têtes di Jean Cocteau.
Frequenta gli amici Afro, Federico Fellini e Giulietta Masina. Realizza un’acquaforte pubblicata nel libro di poesie di Pedro Salinas, Amor, mundo en peligro, Edizioni Scheiwiller, Verona-Milano. Intanto aveva lavorato anche alle scene e ai costumi di Alceste, uno spettacolo non realizzato con la regia di Tatiana Pavlova.
1959
Si inaugura a gennaio una mostra di ventotto opere di Clerici alla Galleria Galatea a Milano, con testo in catalogo di Luigi Carluccio. Inizia il primo nucleo di tavole per il volume illustrato Il Principe che verrà pubblicato due anni più tardi. Contemporaneamente nasce la prima idea del ciclo di opere sul tema delle mollette da bucato, spille da balia, pennini e lamette, decontestualizzati dalle loro originarie funzioni e riproposti come giganteschi fossili e reperti archeologici. Inizialmente eseguito con tecniche a olio su carta, in seguito a olio su tela, il ciclo si protrarrà sino al 1973.
A palazzo Venezia a Roma viene inaugurata ad aprile la mostra sulle vetrate della basilica di San Domenico a Siena. Tra maggio e luglio viaggia a Parigi e a Genova dove perlustra i musei della città, mentre a Nervi visita la collezione Jesi.
Tra l’estate e l’autunno soggiorna in Corsica nella casa di Léonor Fini a Nonza. Al rientro sperimenta un’inedita maniera di dipingere che applica a una nuova serie di Miraggi.
Avvia un gruppo di disegni destinati a illustrare il Purgatorio di Dante. A novembre viaggia nuovamente per la Libia dove scatta delle fotografie sulle campagne di scavi archeologici condotte da Ernesto Vergara Caffarelli.
Alla VIII Quadriennale di Roma, a dicembre, espone cinque dipinti del ciclo dei Miraggi, con presentazione al catalogo di Marcel Brion.
Per la presentazione del film del suo amico Federico Fellini, viene stampato da Rizzoli a Milano La dolce vita con dieci tavole in bianco e nero e a colori di Clerici. Con otto tavole illustra il racconto di Libero De Libero Il guanto nero, pubblicato in questo anno a Venezia.
1960
Motivi rupestri e il tema delle pietre, legati al ciclo degli oggetti fossili avviato nell’anno precedente, ricorrono nei disegni e negli oli su carta di questo periodo.
Per Selezione Reader’s Digest, Milano, realizza dieci tavole che illustrano Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. In maggio, mostra personale alla Galleria dell’Obelisco, Roma, e a novembre personale al Centro Italiano di Studi di Tripoli. Con La porta dell’Inferno (1956) e Piccola atomica (1958) partecipa alla mostra Arte fantastica italiana inaugurata a ottobre presso la Galleria Schwarz a Milano.
Esegue tre pannelli con conchiglie per la villa Il delfino nel golfo del Tigullio ed altri per una residenza privata in Milano e l’Albergo Sestriere. Esegue un grande pannello decorativo per la casa a Dongo sul lago di Como, del Conte Alberto del Bono.
In seguito il conte del Bono acquisterà uno dei quadri più importanti di Clerici il Krak des Chevaliers, 1968.
1961
Va in scena al teatro alla Scala di Milano, ad aprile, per la regia di Luigi Squarzina, Sogno di una notte d’estate di Benjamin Britten e Peter Pears, con scene e costumi di Clerici, confezionati con la supervisione della costumista Lidia Doboujinsky venuta appositamente da Parigi, utilizzando soltanto materie plastiche.
Nello stesso mese si inaugura a Milano una mostra personale alla Galleria Minima, con un testo di Dino Buzzati in catalogo. A giugno, alla Piccola Scala di Milano viene rappresentata Orontea con regia di Luigi Squarzina, musica di Antonio Cesti, scene e costumi di Clerici.
Viene pubblicato Il Principe di Machiavelli, corredato di dodici tavole di Clerici e stampato a Bari da Laterza. Il primo documentario sull’attività artistica di Clerici, realizzato nell’anno precedente a Roma per la regia di Aglauco Casadio e con un commento di Libero De Libero, riceve il premio della critica al Festival Internazionale del Cinema della Biennale di Venezia. Partecipa alle mostre collettive Da Boldini a Pollock. Pittura e scultura del XX secolo a Torino e al XV Premio Nazionale di Pittura F.P. Michetti, Francavilla al Mare.
Esegue due arazzi con l’arazzeria Scassa di Asti.
1962
Realizza le scene e i costumi per Turandot, regia di Virginio Puecher, musica di Ferruccio Busoni, in scena a febbraio al teatro alla Scala di Milano e replicato nel 1973 alla Fenice di Venezia. Più tardi, in giugno, al Royal Opera House Covent Garden di Londra, si rappresenta l’opera Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, con scene e costumi di Clerici, e regia di Peter Ustinov.
Intanto in primavera compie un lungo viaggio in Libano, Giordania e Turchia.
Partecipa a importanti mostre collettive: cinque dipinti vengono esposti alla mostra Surrealismus Phantastische Malerei der Gegenwart, Künstlerhaus, Vienna, due arazzi alla Mostra degli Arazzi moderni, Pinacoteca Civica, Asti e due dipinti alla rassegna Il Dopoguerra. La pittura in Italia dal 1945 al 1955, Castello Estense, Ferrara.
1963
Il Musée National d’Art Moderne-Centre Georges Pompidou di Parigi acquisisce, per le sue collezioni permanenti, una opera di Clerici.
Durante l’intero anno intensifica l’attività come scenografo preparando le scene e i costumi di ben quattro spettacoli particolarmente impegnativi: il balletto eroico-allegorico di Salvatore Viganò Le creature di Prometeo, con la coreografia di Aurel M. Milloss, ed Estro barbarico, balletto di Milloss su musiche di Béla Bartok, entrambi in scena prima ad aprile all’Opernhaus di Colonia, poi a Vienna; in giugno l’opera Alì Babà con musiche di Luigi Cherubini, regia di Virginio Puecher, alla Scala di Milano e infine il balletto Salade, con le coreografie di Milloss, in scena a dicembre prima all’Opera di Stato di Vienna, replicato poi nel 1967 a Roma, in seguito, nel 1974, al Maggio Musicale Fiorentino. Viene stampato a Roma dall’editore Canesi il volume d’arte Les Chevaliers de la Table Ronde, con testo di Jean Cocteau e disegni e tempere di Clerici: questo “taccuino scenico” trae origine da un progetto teatrale propostogli da Cocteau nel 1957 e poi irrealizzato, sull’ipotesi di messa in scena dell’ Orphé,dell’Aigles à deux têtes e degli Chevaliers de la Table Ronde. Espone questo gruppo di tempere al Centro Culturale Francese di Roma e di Napoli. A maggio si inaugura alla Galleria Attilio Colonnello a Milano una mostra dedicata alla sua attività di scenografo, con presentazione in catalogo di Giovanni Comisso. In novembre si trasferisce definitivamente nella casa-studio di via dell’Anima, il cui attico affaccia su piazza Navona.
1964
Inizia la serie di disegni e acquerelli per l’edizione d’arte Orlando Furioso, che concluderà nel 1966. Contemporaneamente pubblica il Satyricon, edizione numerata stampata a Roma da Canesi Editore. Esce il volume Leptis Magna curato da Ranuccio Bianchi Bandinelli ed Ernesto Vergara Caffarelli, con fotografie scattate da Clerici durante i ripetuti soggiorni in Libia. Per il balletto ideato da Aurel M. Milloss prepara i bozzetti e i figurini per Macbeth, spettacolo che avrebbe dovuto essere messo in scena all’Opernhaus di Colonia, ma non più realizzato.Intanto aveva anche progettato alcuni bozzetti e figurini per il film La Bibbia di John Huston. Espone a giugno in Austria cinque dipinti nella rassegna Phantastische Malerei, Altes Schloß, Bregenz.
1965
In primavera nuovo viaggio in Giordania, poi in Libano e in Siria. Partecipa alla mostra Artisti Italiani oggi, realizzata all’Istituto di Cultura di Tripoli, ed espone in autunno alcuni disegni alla Mostra Nazionale Dantesca a palazzo Venezia a Roma.
Recita come attore protagonista nel film sperimentale “Kappa” di Nato Frascà in cui la sua voce è montata fuori sincrono.
1966
Con Inquisizione minore si apre un ciclo di acquerelli ispirati al tema dei Processi.
La casa editrice Edi-Europa stampa a Roma Racconti di Natale, con ventotto disegni di Clerici illustranti altrettanti testi di scrittori italiani. Partecipa in maggio alla mostra Gli Arazzi di Asti, all’Antica Certosa di Asti, dove sono esposti gli arazzi eseguiti su suoi cartoni dalla Scuola Artigianale di Ugo Scassa di Asti, diretta da Corrado Cagli.
Nello stesso mese Gustav René Hocke scrive Mitologia di Clerici, un lungo testo pubblicato sulla rivista “Civiltà delle Macchine”. Tra ottobre 1966 e marzo 1967 tre suoi dipinti figurano nell’importante rassegna itinerante in alcuni musei tedeschi Labyrinthe. Phantastische Künst von 16. Jahrhundert bis zur Gegenwart.
1967
Con un testo di Riccardo Bacchelli viene stampata dall’Electa di Milano l’edizione d’arte in tre volumi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, che contiene i disegni e acquerelli eseguiti da Clerici in modo che alla diversità dei temi del poema corrispondesse un’intrinseca differenza del segno grafico, talvolta preciso e chiuso, talvolta libero e immediato. Alla rassegna estiva di Valdagno Premio Marzotto per la pittura. La pittura figurativa in Europa invia cinque dipinti, tra cui Il Labirinto (1966), Tribunale a Cnosso (1967, poi intitolato Pomeriggio a Cnosso), Morte del Minotauro (1967), tutti ricollegabili idealmente ai motivi iconografici del più celebre Il Minotauro accusa pubblicamente sua madre.
Suoi dipinti partecipano inoltre alla mostra itinerante di arte italiana in America Centrale organizzata dalla Quadriennale di Roma. A dicembre, replica al teatro dell’Opera di Roma dell’allestimento del balletto Salade.
1968
Con Alba per Raymond Roussel inizia il ciclo di opere non figurative – composizioni prossime perciò al ciclo dei Miraggi – dedicate all’eccentrico scrittore francese, sperimentatore degli effetti della mescalina e anticipatore di tanti aspetti del surrealismo.
Il ciclo si concluderà nel 1971 con il quadro Locus Solus. Dopo aver inaugurato alla Fondazione Cini di Venezia una mostra sui disegni per l’Orlando Furioso, parte in estate, in compagnia dell’amico pittore Lorenzo Tornabuoni, per un viaggio all’isola di Chio, dove resta colpito dal convento di Ayios Konstantinos che conserva i teschi delle vittime dell’invasione turca del 1821, e all’isola di Patmos, dove la tradizione vuole che San Giovanni abbia scritto il libro dell’Apocalisse.
Al rientro a Roma esegue una serie di schizzi preparatori del dipinto Memento per Giovanni a Patmos (1972). In settembre, invitato dal Senato delle Arti e delle Scienze, inaugura a Berlino la sua prima importante mostra antologica alla Galerie des XX. Jahrhunderts (dipinti, tempere, disegni, edizioni d’arte), presentato in catalogo da Hellmut Uhlig e Gustav René Hocke e al Rathauses Tempelhof (bozzetti di scene e costumi).
Con tre litografie illustra, di Edgar Allan Poe, Manoscritto trovato in una bottiglia, pubblicato a Roma da La Nuova Cometa.
Intanto dipinge La XXV ora, dove per la prima volta appare rievocata la cultura egizia attraverso il motivo del sarcofago. La lettura del volume di Jurgis Baltrusaitis La quête d’Isis, pubblicato a Parigi nell’anno precedente, lo incita ad approfondire il versante meno consueto dell’iconografia egizia.
1969
Dal ricordo del suo precedente viaggio a Berlino trae spunto per Le stanze di Schinkel, di cui sono note altre versioni, omaggio all’architetto tedesco che realizzò nel 1815 il primo allestimento scenografico integralmente egizio del Flauto Magico di Mozart.
Insieme al motivo egizio dell’ariete sacro, nei dipinti di questo anno e del decennio successivo fa la sua prima apparizione il dio-falco Horus. Sia la figura del falco che quella dell’ariete sono tratti dai rispettivi bassorilievi conservati al Metropolitan Museum di New York, di cui Clerici possiede nel suo studio i calchi fedeli.
Si inaugurano tre mostre personali di oltre trenta opere ciascuna: tra le quali a Roma in aprile, alla Galleria Iolas-Galatea, aperta in catalogo da un testo introduttivo di Tommaso Chiaretti, ad Ankara-Smirne-Istanbul (mostra itinerante). In occasione della sua mostra a Smirne, tiene una conferenza all’Istituto Francese di Cultura sul rapporto tra l’opera letteraria e l’illustrazione d’arte.
Esegue In lista di attesa, una tecnica mista legata al ciclo dei Processi, la cui variante è inserita come unica tavola illustrativa al volume di Giuseppe Parini, Il giorno. Poesie e prose varie, stampato in questo anno a Firenze da Felice Le Monnier. Partecipa alla mostra collettiva Maler und Modell, Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden.
1970
Per l’editore di Berlino Propyläen illustra Il Milione di Marco Polo con quarantuno disegni e dodici litografie. Partecipa alla mostra organizzata a Milano a Palazzo Reale I pittori italiani dopo il Novecento e a Monaco alla mostra Manierismus in der Künst, Galerie R.P. Hartmann. In estate si inaugura la mostra personale a Monaco, alla Galerie R.P. Hartmann.
Dipinge vari piatti con soggetti aristeschi.
1971
Realizza tre degli altri dipinti che fanno parte del ciclo di Raymond Roussel, iniziato nel 1968, dove lo sfaldamento dei timbri cromatici evoca il motivo della membrana del fondo oculare sotto l’effetto di allucinogeni, già studiati scientificamente nel 1932 con il suo amico medico Vittorio Vanni: Retina di Raymond Roussel, Occhio di Raymond Roussel e Locus Solus, titolo suggerito dall’omonimo libro scritto da Roussel nel 1914. Il dipinto trae origine dall’incisione che Clerici realizza per la copertina dell’edizione speciale del libro di Leonardo Sciascia, Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, pubblicato da Sellerio nello stesso anno.
Da questa collaborazione nascerà il lungo e intenso legame d’amicizia dell’artista con Sciascia. In aprile si inaugura una mostra personale con cinquantadue opere su carta alla Galleria Aldina di Roma, presentata in catalogo da Enzo Siciliano, poi in ottobre un’altra personale in cui figurano cinquantotto titoli è organizzata a Hannover, con testo in catalogo di Gustav René Hocke, alla Galerie Brusberg, e alla fine dell’anno trentacinque disegni e dieci litografie sono esposti nella personale al Kunstshaus Fischinger, Stoccarda. Sue opere figurano all’interno di importanti mostre collettive: Albrecht Dürer zu Ehren, Nationalmuseum, Norimberga, e D’Après. Omaggi e dissacrazioni nell’arte contemporanea, Museo Civico, Lugano.
1972
È un anno in cui si inaugurano alcune mostre personali significative: a febbraio alla Galleria Giulia di Roma ventinove dipinti, presentati in catalogo da Dario Micacchi; a marzo alla Galleria Davico di Torino, presentati da Giuseppe Marchiori, ventisette oli eseguiti tra il 1966 e il 1972, accanto a venti opere su carta per Il Milione di Marco Polo; a novembre alla Galleria della Rocchetta di Parma, con un saggio critico in catalogo di Tommaso Chiaretti.
Per l’interesse suscitato in Germania, la Seconda Televisione Tedesca ZDF realizza un lungometraggio a colori sulla pittura di Clerici per la regia di Heinz Dieckmann.
Al Maggio Musicale Fiorentino a Firenze viene messo in scena Dedalo, balletto su musica di Guido Turchi, con scene e costumi di Clerici e coreografia di Aurel M. Milloss, poi replicato a settembre all’Opera di Stato di Vienna.
In maggio, su invito di Pietro Maria Bardi e Lina Bo, riceve l’invito a partecipare con una conferenza sul Barocco da tenersi al Museu de Arte di San Paolo in Brasile, progetto non più realizzato. In tale occasione Lina Bo Bardi gli scrive: “ Caro Fabrizio, spero che tu venga a S. Paulo in agosto. […] a proposito di alcune ‘conferenze’ sul Barocco che eventualmente dovresti fare qui al Museu de Arte di S. Paulo – Vorrei chiarire il tema del Barocco. Non si tratta del Barocco-architettura-Storia, filosofia, ma del Barocco come pensiero magico, le anamorfosi, le scomposizioni e ricostruzioni di forme geometriche, le “fughe”, e tutte quelle invenzioni, interpretazioni e fantasie che in tutti i campi (anche attraverso la Religione e i Gesuiti, nelle “Colonie”) ha portato, attraverso il Romanticismo, alle conseguenze ancora oggi attraenti e ancora oggi identificabili in certi aspetti della realtà, perfino scientifica-Vedi Tu- […] Forse hai pensato ha una Storia dell’architettura Barocca-non è così-E’ un po’ la Storia della Tua curiosità e esperienza; con slides, disegni, musiche (anche musiche) etc.- Vedi tu. Ti mando il mio grande “abracio amigo” con la speranza di vederti. Saudades de via Borgonuovo Lina (São Paulo 5 de maio 1972).
In estate in una sezione della Biennale di Venezia che ha per tema Venezia ieri oggi domani espone una delle versioni di Venezia senz’acqua. Alla X Quadriennale di Roma, inaugurata a novembre, espone: Corpus hermeticum (1972), La stanza di Norimberga (1970), Colloquio (1970), Coup deuil (1971), Petit message solennel (1972), Super flumina Babilonis (1972), Mane Techel Phares (1972). L’anello di pietra magicamente sospeso nell’atmosfera, Corpus hermeticum appunto, che nel titolo fa riferimento agli scritti di Marsilio Ficino, rappresenta con il quadro coevo Un istante dopo, uno dei più noti dipinti dell’artista di cui si conoscono diverse versioni.
Il vero movente della composizione in questo e in altri dipinti tra il 1956 e il 1972 è la lucida ricerca sullo spazio e sulla forma ellittica in esso inserita. Nei dipinti, invece, della serie “egizia” di questi primi anni settanta, compare inoltre il raggio laser, spesso evocatore di valenze inquietanti o di arcane forze distruttive.
1973
Mentre approfondisce attraverso disegni e dipinti il tema dell’oggetto d’uso tramutato in una misteriosa traccia fossile del nostro tempo, avvia un ciclo di dipinti dove ricorre con insistenza il vuoto “metafisico” o claustrofobico di una stanza immersa in luci perlacee, abitata enigmaticamente da un cavallo (il dittico Pro-Menade), da Horus o dal serpente Anubis. La scatola prospettica dove inserisce queste inquietanti figure (escludendo sempre la presenza umana) è il pretesto per calibrare un sapiente studio di luci, di variazioni tonali o di contrasti cromatici come nel caso delle ricorrenti pavimentazioni policrome.
Il tema dell’occhio, dello sguardo, dello Huidjat, che nei miti egizi è simbolo dell’occhio umano e dell’occhio di falco, appare nei dipinti di questo anno e del successivo.
Alla Fenice di Venezia replica in marzo dell’opera Turandot, messa in scena nel 1962. Intanto a febbraio si era inaugurata una mostra personale alla Galleria Trentadue di Milano.
In concomitanza con la messa in scena del balletto Marsia di Milloss, su musiche di Luigi Dallapiccola, con scene e costumi di Clerici, realizzato al teatro Massimo di Palermo, si apre a maggio una mostra personale alla Galleria La Tavolozza, con testo in catalogo di Sciascia.
1974
Con il dipinto Latitudine Böcklin apre il ciclo di pitture e disegni legato al celebre quadro L’isola dei morti di cui dipinge tra il 1974 e il 1985 varie versioni. Clerici rinnova così una tradizione artistica iniziata negli anni trenta con Giorgio de Chirico, Emil Nolde, Salvador Dalí, Max Ernst, tra gli altri, che trasse ispirazione da questo “quadro per sognare”, come lo definì lo stesso Böcklin.
Realizza il dipinto L’obelisco, ideato dopo una conversazione con Federico Zeri sulla notizia di un grandioso obelisco dello stadio di Domiziano ancora giacente nella cantina di palazzo Patrizi a Roma. Intanto frequenta Balthus, fino al 1976 direttore dell’Accademia di Francia di Villa Medici a Roma.
Espone le tavole per l’Orlando Furioso, accompagnate da un testo di Carlo Ludovico Ragghianti, prima a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, alla fine di giugno, poi al Ridotto del teatro Comunale di Reggio Emilia, in ottobre.
1975-1976
Alla fine dell’anno esce un’importante monografia di Patrick Waldberg, pubblicata per l’Italia da Grafis Edizioni d’Arte, Bologna, per la Germania da Propyläen Verlag, Berlino.
Nel 1975 è invitato a partecipare alla mostra collettiva Neomanierismus, Westend Galerie, Francoforte; nell’anno successivo, alla collettiva Italienische Druckgraphik der Gegenwart, Germanischen Nationalmuseum, Norimberga.
In dicembre dona al papa Paolo VI l’opera I legni della Croce, ispirata al Crocifisso di Cimabue miracolosamente salvato dall’alluvione fiorentina del 1966.
Renato Guttuso lo ritrae, con de Chirico e Savinio, nel dipinto Caffè Greco, 1976 conservato presso il museo Ludwig di Colonia. Nel 1987, Fabrizio Clerici ricorda l’artista e amico, da poco scomparso, con un omaggio scritto “Per Renato Guttuso” .
1977
Realizza le sedici litografie per Le bestiaire ou cortège d’Orphée di Guillaume Apollinaire, con un’introduzione di Savinio.
Due sue acqueforti sono inserite nel volume Ornitologia di Montale e di altri poeti italiani del ’900, stampato a Milano da Vanni Scheiwiller. In giugno parte per il suo primo viaggio in Russia dove viene organizzata tra giugno e settembre una mostra itinerante dedicata ai lavori a tempera e ai disegni (Museo d’Arte Occidentale di Kiev, Museo di Belle Arti di Alma Ata, The Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca). L’esposizione al The Pushkin Museum of Fine Arts di Mosca riscuote un grande successo di pubblico e la direttrice, signora Irina Antonova, scrive a Clerici: “ Maestro Fabrizio Clerici Roma/ Carissimo Maestro, sono lieta di farLe sapere che la mostra delle Sue opere a Mosca ha avuto il grande successo. Le due esposizioni, (nell’edificio principale e nella sua filiale-Casa di grafica) sono state visitate da più di 50 000 persone. Abbiamo ricevuto molte espressioni di riconoscenza da parte dei visitatori del Museo. Soprattutto le Sue opere hanno suscitato l’interesse tra gli artisti. Nei giorni prossimi si imballa la mostra e si invia, come Lei vuole, a Firenze, a Palazzo Vecchio. Siamo felici di aver fatto la Sua conoscenza e la conoscenza con le Sue bellissime opere. Spero di vederla di nuovo. Con tutti i miei saluti più sinceri/Sua Irina Antonova/ 19.1.1978”. Il museo acquisisce, per la sua collezione permanente, il dipinto di Clerici La scuderia, 1955 e le litografie per Le Bestiaire di Apollinaire, 1977.
Intanto a Firenze, presso l’Istituto di Cultura Francese, sono riproposte in una mostra personale le tavole del volume Les Chevaliers de la Table Ronde.
1978
Prendendo spunto dai libri di fiabe per l’infanzia, compone i disegni a pennarello delle Metamorfosi, sei quaderni di piccolo formato, detti anche “a settori” o “Volte-face”, poiché sette degli otto fogli sono tagliati orizzontalmente in quattro o tre bande, permettendo così di raggiungere migliaia di combinazioni figurative diverse. L’iconografia dei disegni è stimolata dalla stravaganza delle ricerche di Giovan Battista Della Porta contenute nel trattato del 1558 Magie naturalis, sive de miraculis rerum naturalium. Una sua litografia originale viene inserita nell’edizione numerata del libro di William Shakespeare, Hamlet, The Edition of Shakespeare’s, Alpignano, Alberto Tallone Editore.
Si inaugura ad Assisi al Museo del Tesoro di San Francesco la mostra sulla serie dei disegni ariosteschi.
1979
Esegue le versioni de Lo studio di Dresda, che raffigura l’atelier di Friedrich così come lo rappresentò Georg Friedrich Kersting nel 1811. Oltre Böcklin, anche Caspar David Friedrich e poi Max Klinger nel 1980, costituiscono così il suo dichiarato riferimento culturale di questo giro d’anni. Viene eletto accademico nazionale nella classe dei pittori all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. A Parigi alla fine dell’anno Clerici mostra a Georges Perec i Quaderni delle Metamorfosi, da cui lo scrittore prenderà spunto per creare otto corti poemi in prosa, suddivisi anch’essi “a settori”, che per la prima volta verranno pubblicati sulla rivista francese “Action Poétique” nel 1981.
A Roma incontra Giancarlo Renzetti che, seppure giovanissimo, comincia a frequentare assiduamente gli studi di Roma e di Siena, diventando ben presto l’allievo prediletto e il responsabile della catalogazione dell’opera omnia.
1980
In seguito a una visita in primavera alla cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto, avvia il ciclo dei Corpi di Orvieto ispirato alla scena più violenta degli affreschi, quella in cui Signorelli dipinge tre cavalieri armati in lotta tra loro. Il ciclo – appunti schizzati, disegni, tecniche miste e oli – lo tiene impegnato fino alla fine del 1981, come documenta la serie di monologhi registrati in studio. Da questi emerge l’attenzione costantemente volta agli equilibri formali, alla completezza dell’impianto compositivo e alla perfezione del dettaglio, soprattutto alla superficie dipinta e ai rapporti tonali. Viene ristampato, di Petronio Arbitro, Satyricon dalla The Francklin Library, Pennsylvania, già illustrato da Clerici nel 1964.
1981
Usando pennarelli sottili e con interventi a tempera disegna l’album delle Metamorfosi, nel solco delle invenzioni grafiche contenute nei quaderni del 1978. Terminato il ciclo dei Corpi di Orvieto lavora alle Impalcature della Sistina, un ciclo di varie tavole dipinte con tecniche miste, ideate dopo la visita sui ponteggi ai primi restauri della cappella Sistina, in compagnia del noto studioso tedesco Christoph L. Frommel.
In marzo si inaugura una mostra personale a Bruxelles, Galerie Philippe Guimiot, con testo in catalogo di Marcel Brion. Nello stesso mese la Galleria d’Arte Moderna di Bologna gli dedica una vasta esposizione incentrata sul corpus delle opere per l’Orlando Furioso, introdotta nella nuova ristampa da Giuliano Briganti. Intanto porta a termine i disegni, iniziati nel 1978 ed eseguiti quasi tutti a penna e pastello, che fanno parte della raccolta Variazioni Tebane. Per il dramma lirico di N.F. Guillard che sarebbe dovuto andare in scena al Maggio Musicale Fiorentino, progetta bozzetti e figurini dell’Ifigenia in Tauride. Tra le mostre collettive cui partecipa si segnalano: Zur italienischen Künst nach 1945. Deutsche Künstler und Italien, Westend Galerie, Francoforte e Con Savinio. Mostra bio-bibliografica di Alberto Savinio, Fiesole.
1982
Inizia i disegni a china e acquerello che formano il gruppo Tavole aggiunte all’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert. In marzo pubblica la raccolta di ventisei disegni Variazioni Tebane su “Thamos, König in Aegypten”, con un’introduzione di Dominique Fernandez già pubblicata l’anno precedente a Parigi nel volume Promeneur Amoureux. La raccolta trae ispirazione dalla versione giovanile del Flauto Magico di Mozart (1791), nato dal testo del Thamos, König in Aegypten del barone von Gebler; ma la prima idea dei disegni risale all’incontro che l’artista ebbe nel 1963 a Vienna con Hebert von Karajan, in occasione dello spettacolo Le creature di Prometeo, in cui il musicista lo invitò a collaborare alla messa in scena dell’opera di Mozart, progetto che non venne poi più realizzato e di cui si conservano bozzetti e figurini.
A novembre, su invito di Fornasetti, scrive il testo in catalogo per la mostra dello scultore Andrea Spadini alla Galleria dei Bibliofili a Milano.
1983
Presentata in catalogo da un testo critico di Federico Zeri, si inaugura a ottobre una vasta mostra antologica alla Galleria Civica d’Arte Moderna-Palazzo dei Diamanti a Ferrara.
Pubblica il volume di disegni “alle cinque da Savinio” con prefazione di Leonardo Sciascia. La prima serie dei disegni, raccolti in taccuino, risale al 1979-1981 e avrebbe dovuto avere come titolo “Savinio’s Memorial House.
Per l’infiorata di Genzano esegue un bozzetto dedicato a “Stendhal a Genzano” che verrà realizzato con i fiori.
1984
Nei primi mesi dell’anno, in occasione di un viaggio a Mosca, invitato a un convegno sulla pace in Unione Sovietica, compie un lungo giro fino in Uzbekistan per visitare a Samarcanda e Bukhara i resti di architetture islamiche.
Vincenzo Consolo scrive il racconto Retablo, ambientato nel Settecento in cui il viaggiatore Fabrizio Clerici è protagonista; verrà pubblicato dall’editore Sellerio nel 1987 con cinque disegni dell’artista.
Sette suoi disegni figurano nel volume di Edgar Allan Poe, Scritti ritrovati 1839-1845, Shakespeare & Company, Roma. Un suo disegno viene stampato su seta a tiratura limitata.
1985
II 28 aprile, nella Sala della Promoteca del Campidoglio, Roma, ritira il premio “Alcide De Gasperi 1985” per la pittura; quello per la scultura è assegnato a Giacomo Manzù. Gli viene conferito il premio “Vittorio De Sica” per la pittura. A maggio si inaugura una sua mostra personale alla Solomon Gallery di Londra. Porta a compimento Sonno romano, replica in dimensioni ben più vaste (520 x 305 cm) del precedente capolavoro del 1955.
1986
In febbraio la Rai realizza per la Prima rete televisiva un documentario sulla sua pittura. Compone un nuovo ciclo di disegni delle Variazioni Tebane e avvia il gruppo di acquerelli del ciclo Eclissi a Napoli, una parte dei quali esposti per la prima volta nella mostra antologica al Palazzo Reale di Caserta nel 1987. È eletto presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca e il suo impegno per l’antica istituzione romana si concentra soprattutto nel riordino delle collezioni di disegni e bozzetti dei premiati dell’Accademia. Cinque disegni ispirati all’Efebo di Mozia sono pubblicati a Roma dalle Edizioni dell’Elefante nel volume Tombe di Costantino Kavafis, con cinque poemi nella versione di Ceronetti e un saggio di Giorgio Savidis.
A giugno si inaugura al Palazzo dei Congressi l’XI Quadriennale dove espone il recente ciclo sui labirinti: Le rive del Meandro (1985), Piccolo Labirinto (1983), Il Labirinto (1983). Tra le altre mostre collettive cui partecipa: Vertigine metafisica. Galleria Trentadue, Milano; Der Traum vom Raum. Gemalte Architektur aus 7 Jahrhunderten, Kunsthalle und Norishalle, Norimberga.
1987
Si inaugura a ottobre al Palazzo Reale a Caserta una sua grande mostra antologica con quarantuno dipinti e cinquantasette disegni, acquerelli e tempere con un catalogo edito da Franco Maria Ricci. Nella mostra sono presentati per la prima volta quattro Trionfi, un ciclo di tempere ispirate alle ricerche inverosimili di Ulisse Aldrovandi e di Giovanni Battista Della Porta, che già gli sollecitò l’immaginazione per i Quaderni delle Metamorfosi del 1978. Tra le mostre collettive, partecipa a The exhibition of Contemporary European Artists a Tokyo.
1988
Amplia con nuovi dipinti il vasto ciclo di composizioni fantastiche denominate Trionfi. Partecipa alla mostra itinerante Italienische Zeichnungen 1908-1988 che tocca le città di Francoforte sul Meno, Berlino e Zurigo. Viene pubblicata una raccolta di scritti sull’artista scelti e curati da Ines Millesimi.
1989
Segue e prepara con attento impegno il progetto della vasta mostra antologica che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma intende dedicargli. Compie in aprile l’ultimo viaggio in Egitto, percorrendo un itinerario insolito fino alle cave faraoniche nel deserto orientale tra Luxor e il mar Rosso. Un gruppo di opere figura nella mostra itinerante in Italia L’occhio di Horus. Itinerari nell’immaginario matematico, in occasione della quale scrive un testo sui labirinti pubblicato in catalogo. I suoi disegni giovanili collezionati da Ungaretti sono esposti nella mostra Giuseppe Ungaretti: iconografia e documenti, Museo Laboratorio dell’Università La Sapienza, Roma.
1990
In aprile si inaugura la vasta mostra antologica presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma con oltre duecento opere tra oli, tempere, disegni e incisioni, provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e straniere. Per la prima volta in questa occasione sono esposti i Quaderni delle Metamorfosi. In occasione della grande antologica, l’Accademia di San Luca gli rende omaggio con una mostra dedicata ai disegni dell’Orlando Furioso, prestati dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. L’editore I Cento Amici del Libro pubblica a Milano Della fisonomia dell’uomo di Giovanni Battista Della Porta.
1991-1992
Durante il biennio porta a termine una serie di dipinti monocromi e il lungo lavoro di tavole illustrative per l’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, iniziato nel 1984.
Con il pittore Giancarlo Renzetti (che assumerà, in seguito, l’pseudonimo di Eros Renzetti) progetta l’impianto scenico dello spettacolo Pasifae di Henry Millon de Montherlant.
Incontra il fisico Bruno Pontecorvo, che aveva avuto modo di frequentare a Roma negli anni trenta.
Con il titolo Fabrizio Clerici al Teatro alla Scala si inaugura una mostra sui bozzetti e figurini realizzati tra il 1953 e il 1963 per gli spettacoli eseguiti nel celebre teatro. In questa occasione Clerici riceve il prestigioso premio dell’Ambrogino d’Oro; il teatro acquisisce sei bozzetti per Alì Babà.
Nel 1992 partecipa alla mostra collettiva La seduzione da Boucher a Warhol all’Accademia Valentino a Roma. Viene pubblicato il volume Di Profilo - Scritti d’arte 1941-1990, a cura di Marco Carapezza, in cui vengono raccolti in un’antologia testi editi e alcuni inediti, scritti da Clerici nel corso della sua lunga attività artistica.
1993
Nei primi mesi dell’anno viene rieletto presidente dell’Accademia di San Luca.
Muore a Roma il 7 giugno.
Federico Zeri ricorda l’artista in una intervista: “Io considero Fabrizio Clerici il vero pittore metafisico italiano dopo de Chirico, lo ritengo l’artista che ha aperto e segnato un nuovo capitolo dell’arte italiana dopo il pictor optimus. Era un disegnatore superlativo, un acutissimo interprete dell’antichità classica, uno scenografo di raro talento. I suoi disegni giovanili erano sorprendenti, ed hanno avuto un riflesso su altri artisti”.
